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Posts Tagged ‘recensione’

 

È appena uscita sulla rivista di informazione libraria LEGGERETUTTI una attenta recensione di Fiorella Cappelli al mio libro di poesie Chiasmo apparente pubblicato nel 2016 da LietoColle:

http://www.leggeretutti.net/site/chiasmo-apparente-di-paolo-mazzocchini/

Invito ovviamente a leggerla insieme ad un’altra pagina della stessa autrice che la rivista dedica specificamente ad una delle liriche (Poiesis) contenute in quella raccolta:

http://www.leggeretutti.net/site/giropoetando-nel-web-poiesis-di-paolo-mazzocchini/

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Propongo all’attenzione dei lettori anche queste ragionate e competenti osservazioni del blogger Lorenzo Spurio sul mio ultimo libretto di poesie:

https://blogletteratura.com/2017/12/19/pietra-e-farfalla-di-paolo-mazzocchini-alcune-note-a-cura-di-l-spurio/

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È appena uscita nel blog letterario di Nazario Pardini una lusinghiera e articolata recensione al mio ultimo libretto di poesie Pietra e farfalla.

Invito a leggerla alla pagina web:

https://nazariopardini.blogspot.it/2017/12/n-pardini-legge-pietra-e-farfalla-di.html

 

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L’Indice Scuola online ripubblica ora sul suo sito questa mia recensione a Vento forte fra i banchi di Marco Lodoli, uscita nella stessa rivista cartacea un paio d’anni fa.

Mi fa piacere segnalarla all’attenzione dei lettori:

http://www.lindiceonline.com/osservatorio/scuola/marco-lodoli-vento-forte-fra-i-banchi/

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È appena uscita  in Alla volta di Leucade una lunga, colta ed approfondita recensione di Nazario Pardini alla mia raccolta di poesie Chiasmo apparente. Invito a leggerla in:

http://nazariopardini.blogspot.it/2016/03/n-pardini-lettura-di-chiasmo-apparente.html

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Ci sono libri sulla scuola che sono scritti per aiutarci a capirla e ad affrontarne i problemi. Altri invece che servono a persuaderci ad accettare le ‘riforme’ che – da destra o da sinistra – i poteri forti e i politici vorrebbero imporle per i loro scopi. Requiem per la scuola appartiene oggettivamente (cioè a prescindere dalle reali e consapevoli intenzioni dell’autore) alla seconda categoria. Scritto da Norberto Bottani (ex funzionario Ocse ora consigliere della Compagnia di San Paolo) ed edito da Il Mulino, questo saggio dal titolo funerario e catastrofico ha in realtà una struttura dossografica abbastanza confusa, eterogenea e desultoria, consistendo in una scomposta farragine di citazioni di altri saggi, soprattutto stranieri, intorno alla crisi della scuola di massa su scala mondiale. Con un particolare occhio rivolto – ovviamente – alla scuola di casa nostra. E con la pretesa – spesso discutibile – di applicare alle vere e presunte piaghe del nostro sistema educativo rimedi elaborati a latitudini molto distanti. Nell’insieme, poco più che un inconcludente collage di analisi e proposte non tutte – beninteso – disprezzabili, ma per niente inaudite e oscillanti (in un ondeggiamento più ‘cerchiobottista’ che problematico) tra una frequente ed accorata (in sé sacrosanta) preoccupazione per una scuola ‘giusta’ e ‘democratica’ – che ponga cioè tutti sullo stesso piano di partenza superando gli svantaggi iniziali di classe –  e un’ammirazione smisurata e malcelata per tutte le più spinte soluzioni tecnocratiche (i robot giapponesi che potrebbero utilmente soppiantare i docenti umani!) e manageriali (i prèsidi che dovrebbero avere facoltà discrezionale di scegliere e licenziare gli insegnanti non ligi alla presunta taumaturgia del team teaching!). Insomma, siamo alle solite: siamo cioè alla consueta, mal camuffata, irritante buona novella della ‘scuola-azienda’ di stampo anglosassone progettata su misura dei sogni e degli interessi del potere bancario ed industriale nostrano. Un’idea di scuola che risolve la formazione e l’educazione dell’uomo e del cittadino in mero addestramento tecnico-professionale; che propugna, allo scopo, una privatizzazione totale del servizio scolastico; e che nasconde dietro gli idoli (in sé positivi) del merito e dell’efficienza l’asservimento totale della scuola pubblica alle esigenze del mercato. Leggendo questo libro si capisce (meglio) chi c’è dietro il baraccone quizzologico dell’Invalsi. E quale ruolo, sempre più marginale e infinitesimo, sarebbe riconosciuto in una scuola del genere alla libertà di insegnamento sancita dalla costituzione. Non sarà per caso che dopo aver cantato per tutto il libro il de profundis per l’educazione scolastica tradizionale e per i suoi educatori, l’autore senta alla fine l’esigenza di dedicare un esile capitoletto a quegli obsoleti relitti esibendo una poco credibile, amletica equidistanza tra idee pedagogiche tradizionalistiche (ancorate ad un presunto protagonismo del docente) e innovative (centrate invece sull’alunno e sulle nuove tecnologie). In questo premuroso tentativo  di captatio in extremis della benevolenza dei prof, l’autore si lascia però scappare su di loro una sconcertante inesattezza: afferma infatti (a p. 140) che nella istruzione superiore italiana la componente maschile di dirigenti e docenti è ancora maggioritaria (sic!). Una ‘svista’ che la dice lunga sulla conoscenza che l’autore possiede della nostra scuola effettuale.

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