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Archive for giugno 2016

Risultati immagini per isocrate maturità

È uscito quest’anno per la maturità di greco un testo di Isocrate: un brano di un’orazione Sulla pace che parla del vecchio dilemma tra l’utile e il giusto, dell’ingannevole e difficilmente resistibile attrattiva del primo e della duratura e autentica utilità del secondo: luoghi comuni della riflessione etico-politica da sempre (il celebre trattato De officis di Cicerone, che si rifaceva anche lui ai Greci, lo testimonia); un brano che può perciò stesso prestarsi a facili attualizzazioni. Per questo molto probabilmente è stato selezionato. Come gran parte dei testi di versione di maturità che escono da diversi anni a questa parte, anche questo in effetti sembra essere stato scelto (da chi? mi piacerebbe conoscerli questi miei colleghi selezionatori ministeriali…) molto più per le sue vaghe implicazioni attualizzanti che per la sua adeguatezza linguistica. Tanto è vero che molti studenti hanno trovato la versione difficile. E io concordo abbastanza con loro: troppo lunga, troppo complessa sintatticamente; con un addensarsi, in certi punti, di particolarità lessicali e morfosintattiche tali da farne, nel suo insieme, più una prova da concorso a cattedra che da maturità liceale. Specie se si tiene conto che oramai – diciamocelo – l’insegnamento linguistico delle lingue classiche (del greco antico specialmente) nella scuola superiore è sempre più problematico: sempre più distante dalla forma mentis di ragazzi abituati alla sintesi rapida e ed approssimativa del linguaggio digitale e massmediatico; bisognevole di un esercizio così lento, attento e costante cui solo pochissimi allievi con peculiari inclinazioni possono ancora dedicarsi con profitto. Insomma, all’alba del XXI secolo siamo messi come nel buio medioevo occidentale: Graecum est, non legitur. Ma i miei cari colleghi selezionatori non demordono: siccome, immagino, non hanno mai messo piede in un liceo reale, credono di sottoporre queste prove a dei raffinati umanisti o a dei filologi dell’ottocento, intellettuali del passato che leggevano correntemente il greco e parlavano ancora in latino. Ma soprattutto vogliono dimostrare con i brani che scelgono per la maturità che quel mondo – ritenuto dai più stramorto – è vivo e parla ancora di noi. Anche perciò si disinteressano tanto disinvoltamente delle difficoltà della grammatica e dello stile. Perché mirano quasi sempre ad altro.

Io non sono affatto dell’idea che la traduzione da una lingua antica debba essere abolita, perché tradurre continua ad essere una prova che mobilita, come nessun’ altra, gran parte delle risorse intellettive e intellettuali degli studenti; ma ci deve essere competenza e misura nella scelta del grado di difficoltà: con un po’ di pazienza e di buon senso si possono trovare autori e testi ancora abbordabili dallo studente liceale medio del terzo millennio. Se non lo si fa (le versioni di maturità di greco dell’ultimo trentennio sono paradossalmente in media più difficili di quelle della terribile scuola liceale del cinquantennio precedente!) ciò accade, ripeto, sia per ignoranza della scuola reale, sia soprattutto per la pretesa, commovente fino al ridicolo, di impegnare a tutti i costi i giovani del classico con brani à la page, se non addirittura riconducibili al nostro dibattito politico e culturale. Volete una riprova clamorosa – e sfuggita incredibilmente ai più – di questo evidente secondo fine? Basterà guardare a due versioni (una di latino e una di greco) uscite alla fine del decennio scorso in due anni consecutivi: entrambe parlavano della mala giustizia, del suo distorto uso politico e lamentavano l’operato maldestro o iniquo di giudici e di tribunali. Un argomento molto dibattuto in quel momento sui media italiani. A chi avranno mai voluto alludere e/o compiacere?

PS: paradosso dei paradossi in proposito è la scomparsa quasi totale di prove di lingua e di traduzione dal greco e dal latino nei concorsi a cattedra per aspiranti prof di lettere nei licei, sostituite da esami di inglese o di altre lingue straniere!

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Risultati immagini per dita sul pianoforte

Sfollano passeri nella sera

dai rami, lo avverti dal brivido

lucido delle foglie, come la danza

acrobatica del ragno dal flettere

del filo della tela, e il frullo

in punta delle dita dai suoni

che divampano sul frigido

aplomb della tastiera.

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