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Archive for giugno 2018

Risultati immagini per aristotele etica nicomachea

«Dopo questi argomenti si potrebbe continuare trattando dell’amicizia. Essa è in certo modo una virtù o qualcosa che si accompagna alla virtù; inoltre è qualcosa di assolutamente necessario per l’esistenza umana. Infatti senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, pur possedendo tutti gli altri beni. Non per altro si crede che soprattutto sentano il bisogno di amici quelli che sono ricchi e che hanno acquisito cariche o poteri; in effetti quale utilità ci sarebbe di una tale prosperità una volta che sia tolta la possibilità di elargire benefici, i quali toccano soprattutto gli amici e sono particolarmente lodevoli < se attuati> verso gli amici? E come potrebbe essere questa prosperità custodita e salvaguardata senza amici? Infatti quanto più essa è grande tanto più è instabile. Nella povertà e nelle restanti disgrazie <gli uomini> credono che gli amici siano l’unico rifugio: e ai giovani per evitare gli errori; e ai vecchi per la cura e per gli aiuti <che si devono loro prestare> in relazione alla loro inabilità pratica dovuta alla debolezza fisica; e a quelli nel pieno dell’età per compiere belle azioni. “Due che camminano insieme” [cit. dall’Iliade] sono infatti più capaci di pensare e di agire. <L’amicizia> pare essere naturalmente insita in colui che è stato procreato verso colui che lo ha generato e in colui che genera verso chi è stato generato, non solo tra gli uomini ma anche tra gli uccelli e presso la gran parte degli animali e vicendevolmente tra coloro che appartengono alla stessa specie e soprattutto tra gli uomini, ragione per la quale noi lodiamo i ‘filantropi’. Si potrebbe osservare anche durante i viaggi come ogni uomo sia un essere familiare e <perciò> amico per un altro uomo. L’amicizia pare tenere insieme anche le città e i legislatori paiono preoccuparsi più di quella che della giustizia: infatti la concordia sembra essere in qualche modo simile all’amicizia, ed essi aspirano soprattutto a questa e cercano di scongiurare soprattutto la discordia civile che le è nemica.» (Aristotele, Etica Nicomachea 1155a)

 

Si ostinano a somministrare Aristotele alla maturità classica: due volte negli ultimi sei anni. Eppure il sommo filosofo è il meno adatto, stilisticamente parlando, a testare la preparazione media del maturando di liceo classico: perché scrive spesso (a dispetto della profondità e della lucidità del suo pensiero) in maniera raffazzonata, sintatticamente inaccurata, con frequenti ellissi di nomi e di verbi e cambiamenti di soggetto. Scrive(va) così perché in realtà i testi che abbiamo conservato di lui sono dispense, appunti, scartafacci ad uso interno della sua scuola non rielaborati sul piano retorico e formale così come dovevano essere invece le opere essoteriche, destinate cioè alla pubblicazione, che non possediamo più. Eppure i misteriosi selezionatori del ministero continuano a proporlo. Qualche mio collega sospetta addirittura che essi lo farebbero per mandare allo sbaraglio gli studenti e accelerare così obliquamente l’eliminazione del greco antico dai licei. Io non ci vedrei secondi fini politici tanto maliziosi: una insinuazione dietrologica del genere, per altro, attribuirebbe a questi misteriosi figuri la dote di una studiata accortezza. Difficile che questa possa appartenere a persone che si lasciano sfuggire, nei brani che propongono (è accaduto spesso), persino errori testuali senza verificare prima attentamente su di una edizione critica. A meno che questa trascuratezza non faccia parte, anch’essa, del complotto… No. La realtà è forse meno ingegnosa. Non di malizia a mio avviso si tratta, ma di imperizia. Con la scelta dei temi di versione questi oscuri personaggi ci offrono la sintesi e la quintessenza perfette del più sciatto pedagogismo ministeriale degli ultimi anni applicato all’antichistica.  Il loro intento sincero e pervicace è infatti dimostrare a tutti i costi che l’antico è attuale; che autori di duemilacinquecento anni fa parlano già modernamente di ecologia, di solidarismo, di animalismo, di democrazia, di legalità ecc. Il loro criterio di scelta è quindi puramente promozionale e propagandistico. Ma il target primario di questo marketing non sono gli studenti – si badi bene (se no non propinerebbero loro testi così ardui) – ma il grande pubblico: per pubblicizzare questa presunta attualità dei classici, in effetti, quale occasione più ghiotta potrebbero avere  della seconda prova di maturità, quella che finisce semel in anno sulle pagine di tutti i quotidiani, con tanto di commenti di intellettuali e di veri o presunti grecisti? Presunti come quella brillante e sedicente collega che (con il fine non dichiarato ma trasparente di promuovere un suo fortunato pamphlet sul greco antico dalle colonne di un grande giornale) dedicava ieri uno sportivo quanto entusiastico spot al pensiero di Aristotele, filosofo secondo lei geniale e moderno così come la lingua in cui si esprimeva. Tanto geniali e moderni entrambi – lui e la sua lingua – da potersi, sempre secondo lei, comprendere e tradurre oggi senza il bagaglio molesto delle conoscenze grammaticali ma così, semplicemente, per empatia… Potere evidentemente magico, questo dell’empatia, e sottovalutato dagli antichisti meno geniali. Quello che ci permetterebbe magari di accostarci ai classici originali del pensiero confuciano senza nemmeno conoscere gli ideogrammi cinesi.

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Cominciammo a insegnare

nel giurassico della guerra fredda

quando si ergeva alto come un destino

il muro di Berlino e funzionavano

persino le cabine telefoniche, in attesa

dell’avvento del Dio Telefonino.

 

Considerate quanto siamo antichi.

 

Negli uffici di segreteria

sopravvivevano ancora i ciclostili

ticchettavano ancora le Olivetti

e le prove di maturità correvano

con le volanti della polizia.

 

Considerate quanto siamo vecchi.

 

Non esistevano allora: Smartphone, Ipod

Notebook, Tablet e diavoleria bella:

tutta la chincaglieria elettronica

che avrebbe acceso fantasie tra i banchi,

reso la scuola giovane, luccicante e snella.

 

Considerate quanto siamo stanchi.

 

Con l’Autonomia entrarono da noi

in gran frotta il PEI il POF il PTOF

gli IDEI il CIC i PON la ASL

i BES, l’UDA, il PDP, il RAV: tutto

l’esercito scoppiettante delle sigle

che alla moderna paideìa

tante vittorie fruttò, tanti trofei.

 

Considerate quanto colmi ne sien gli ….

 

E provocandovi a scoprir la rima a effetto

(acherontei? atenei? epicurei?)

vi salutiamo tutti con affetto.

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Non chiedetemi la strada

il senso di marcia, le mète,

le gratificazioni venture. No

ragazzi, vi prego: non sono (più?)

nelle condizioni di azzardare

previsioni, vaticinare

giudizi, garantire

ambizioni. Il futuro

ha smesso di esistere

così come il valore assoluto

delle vostre prestazioni.

A qualcuno/a piacerete come amanti,

ad altri come amici compiacenti, ad altri

come ossequiosi parenti, ad altri quali

zelanti zerbini della customer

satisfaction, ad altri ancora in vece

di portaborse astuti e corrivi. E

per gli stessi motivi per i quali

ad alcuni piacerete, dispiacerete

ad altri. Sic res se habet. Che volete

farci: il vecchio prof può ancora

dare i numeri – sbagliando -: un otto

o un dieci. Non pronuncia sentenze

circa il vostro cammino. Non rilascia

marchi di qualità. Non è proprio

sulle sue ginocchia artritiche

che riposa il vostro luminoso

destino. Non chiedetemi

il biglietto per Ancona

o per Tebe.

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