Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2011

Credo stia colpevolmente perdendo tempo prezioso, per sé e per i suoi allievi, quell’insegnante di lettere il quale, anziché dedicarsi a leggere scrittori e poeti, sia prevalentemente impegnato a studiare saggi e trattati di didattica della letteratura.
 

Annunci

Read Full Post »

Fondamento del docere è il saldo ancoraggio al 'sistema' della disciplina. Al contrario la deriva ‘interdisciplinare’ produce nell’insegnamento un drammatico effetto disgregante e destruente. Da quasi un quarantennio, con alti e bassi, ma con una acme recente dovuta all’influsso del web, l’interdisciplinarità è stata sbandierata come il toccasana della didattica moderna. Insegnare agli allievi le vere o presunte connessioni, i ‘collegamenti’ (i links) tra storia, letteratura, scienze e filosofia è diventato lo sport alla moda tra gli insegnanti desiderosi di ‘svecchiarsi’ e l’approccio interdisciplinare è stato calorosamente sollecitato in mille modi dalla pedagogia ministeriale. Nei libri di testo e nelle programmazioni individuali e di classe hanno cominciato a proliferare i progetti e i percorsi tematici inter- o multi-disciplinari. In realtà una didattica interdisciplinare – bisogna dirselo onestamente – è mera utopia. E come tutte le utopie essa promette il paradiso e realizza, puntualmente, il suo opposto. L’impraticabilità dell’insegnamento interdisciplinare discende dalla sua presunzione ‘transdisciplinare’. Cioè dal fatto che esso presuppone, di fatto, come già acquisiti dall’allievo contenuti e metodi delle varie discipline di studio e pretende altresì di oltrepassarle in una visione trasversale e/o d’insieme. Presupposto e pretesa evidentemente, oggi più che mai, irreali, come sarebbe irreale pretendere di dirigere un’orchestra mentre si sta ancora apprendendo con fatica a suonare uno strumento. 

Se anche – per pura ipotesi irreale – non fosse utopica (e perciò rovinosa), ma fosse  in qualche misura realizzabile, la ‘didattica’ interdisciplinare sarebbe comunque improduttiva, perché non consentirebbe a chi la pratica né di arricchire le proprie conoscenze né di consolidare il proprio metodo di studio. Supponiamo, ad esempio, che un allievo possieda già ampie conoscenze di base di letteratura italiana, latina ed inglese e di storia della filosofia. A che cosa gli gioverà, per esempio, affrontare alla fine di un corso di studi in un ‘modulo’ interdisciplinare il tema del Dolore umano? A nulla, perché egli non amplierà né approfondirà alcuna conoscenza. Per realizzarlo, infatti, egli non farà altro che giustapporre ‘pezzi’ della sua preparazione disciplinare (un po’ di Leopardi, un po’ di Lucrezio, un po’ di Keats, un po’ di Schopenauer) in un aggregato eterogeneo e per di più artificioso ed insensato (cioè antiscientifico) sotto il profilo storico-culturale, dato che i quattro autori utilizzati per il ‘modulo’ non hanno in realtà nessun rapporto l’uno con l’altro, cioè non vi sono appigli filologici certi che essi siano ispirati, per parlare del dolore umano, gli uni all’opera degli altri. Dunque l’approccio interdisciplinare altro non è – per lo più – che un’operazione arbitraria ed immetodica, cioè allegramente dilettantesca.
Se è vero che uno studente di liceo presenta quasi sempre all’esame di stato una tesina interdisciplinare, ne consegue – ahimè – necessariamente che il suo corso superiore di studi culmina e si conclude per lo più (fatte le debite eccezioni) con una operazione allegramente dilettantesca.
 

Read Full Post »

PARENTESI


Da doppifondi viscerali gorgoglia
la cuccuma del caffè.
Si attorce l
affaticato
genio, sbuffa vomita
un’ idea esangue che sfiorisce
neonata nel grembo
del possibile. Non è ancora
il momento di vivere.
L’aria del mattino – tepido
blocco di gelatina
azzurra – culla
e zittisce e annega nel suo
dolce solido magma

come insetto nell’ambra
il tarlo del pensiero.

Read Full Post »


Una genìa di sacerdoti laici da tempo imperversa nei media e, ahimè, pure nella scuola.
Santoni che pretendono di avere in tasca, circa la psiche umana, verità da ammannire ad anime stanche e smarrite, come becchime che si sparge con finta generosità (perché – si badi bene- nessuno di costoro ammannisce gratis) ad uccelli affamati ma incapaci di cercarsi, con fatica e dignità, il cibo da soli.
Trovo insopportabile la spocchia di questi sedicenti medici dell’anima; irritante la stupidità di chi li esalta.
Non certo perché ognuno di noi non abbia bisogno di curarsi impararando qualcosa dagli altri.
Ma piuttosto perché – per lo più – costoro non predicano nient’altro che ovvietà condite in accattivante salsa sapienziale.

E poi soprattutto perché essi – quasi tutti, intollerabilmente –, anziché mostrarsi nostre umili guide e compagni di strada, pontificano  dall’alto di un monte che presumono di aver già raggiunto, una volta per sempre.
Una sicumera che si nutre della nostra insipienza, della nostra pigrizia intellettuale e della nostra invincibile (perché comoda) tendenza alla minorità spirituale.

 

Read Full Post »


Presupposto dirimente per un discorso serio sulla figura dell’insegnante oggi è il riconoscimento dei valori e dei principi fondanti dell’insegnamento di ieri e di sempre. Quella che l’insegnante esercita, infatti, non è (a dispetto di molte sciocchezze pedagogiche neopositivistiche che tendono ad affermare il contrario) una scienza, bensì un’arte, cioè – etimologicamente – un mestiere artigianale. Come tale esso discende essenzialmente dall’accumularsi e consolidarsi nel tempo di pratiche empiriche virtuose che la scuola (durante la sua storia) e il singolo insegnante (durante la sua carriera) hanno elaborato e trasmesso. Chiunque sostiene, in buona o in cattiva fede, che il frutto artigianale/artistico di quelle pratiche vada buttato a mare proprio in quanto empirico e sostituito con nuove e rivoluzionarie pratiche pretenziosamente fondate su criteri ‘scientifici’ è un ciarlatano. La scuola italiana nell’ultimo ventennio è stata diretta da ciarlatani che hanno inteso ‘riformare’ l’insegnamento su basi ‘scientifiche’, cioè del tutto improprie ed estranee all’ars docendi. E i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Read Full Post »