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Archive for aprile 2018

METABLOGGANDO

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Tenere un blog non è forse così indifferente rispetto ai rapporti umani concreti che il blogger coltiva. Un blog in effetti è una sorta di diario intellettuale pubblico, una offerta gratuita – ad un destinatario virtualmente più vasto – di pensieri e riflessioni che altrimenti rimarrebbero inespresse o condivise occasionalmente (e molto parzialmente e superficialmente) soltanto con le poche persone che frequentiamo. Ma siccome le poche persone che frequentiamo spesso sono anche lettrici del nostro blog; e siccome, come dicevo altrove, ciò che noi scriviamo parla soprattutto ed essenzialmente di noi, ecco che queste poche persone finiscono per maturare di noi una visione più completa e complessa rispetto a quella che prima derivava loro soltanto dalla nostra conoscenza personale.

E siccome quello che si scrive in un blog (come in un libro) è, per quanto non strettamente personale, tuttavia assolutamente sincero (perché assolutamente gratuito) e meditato, ecco che chi ci legge accede inevitabilmente alla parte più profonda e nascosta, forse la più vera, di noi, a dispetto degli infingimenti “letterari” con i quali cerchiamo, scrivendo, di mascherarci. Con tutti i pro e i contro del caso. Un’operazione di verità e di sincerità come quella che avviene in un blog potrebbe infatti, nei rapporti con le persone che dicevo, non risultare sempre e del tutto ininfluente o gradevole o indolore. Proprio perché, in realtà, la maschera più ingannevole, meno fedele di noi, è soprattutto quella che indossiamo nella nostra vita quotidiana, di fronte agli altri come di fronte a noi stessi.

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« Chi d’altro canto non si rattristerebbe, se è un Greco educato da persona libera, ricordando che, quando la città era governata meglio di adesso e aveva politici migliori, nel momento in cui si stavano per celebrare in teatro come adesso gli agoni tragici, l’araldo si faceva avanti presentando al pubblico gli orfani di padri caduti in guerra – ragazzini vestiti con l’intera armatura dei padri! – e annunciava solennemente quello che era l’annuncio più bello e più utile a spronare al valore: cioè che quei ragazzi sarebbero stati mantenuti fino alla maggiore età a spese dello stato. Adesso invece l’araldo, dopo averli fatti vestire con l’intera armatura dei padri, li congeda con auguri di buona fortuna per il loro avvenire. Poi però li fa sedere in prima fila…»

Ho assegnato questo passo di Eschine (un oratore Ateniese del IV sec. a. C.) in un compito in classe. Lì per lì mi pareva uno dei molti luoghi comuni della laudatio temporis acti  propria di tanta oratoria antica. Poi, riflettendoci, ho cominciato a sentirci una corrispondenza profonda, sgradevole ma calzante, con la nostra attualità politica e con il massacro del welfare mascherato da insultanti riforme-truffa. Anche l’Atene di Eschine veniva, per altro, da decenni di recessione economica…

 

 

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Risultati immagini per pecora e lupo

Doppio danno riceve la pecora che si traveste e si atteggia da lupo: la diffidenza (e/o l’ostilità) delle pecore ed il disprezzo (e/o l’irrisione) dei lupi. 

Chi ti ammira e ti apprezza non ti adula, mai. Chi ti adula, nel migliore e più frequente dei casi sta cercando di usarti. Nel peggiore ti disprezza o ti invidia, mortalmente.

Non c’è persona più spiacevole di quella che vuole a tutti i costi piacere.

Sincerità: tra tutte le virtù la più nociva.

Essere (venire) educati significa in fondo rassegnarsi poco a poco a fare, soltanto o soprattutto, la volontà altrui.

Ancor di più che quello tra genitori e figli, il rapporto tra il maestro e l’allievo è, di norma, cosa quanto mai fragile ed esposta a proiezioni e a fraintendimenti: a (rare) infatuazioni e a idealizzazioni da un lato; dall’altro a (più frequenti) scambi di persona, a rancori immotivati, a risentimenti inespressi o a cocenti delusioni. Tutto questo perché maestro e allievo sono l’uno per l’altro – come, ma più che in altre relazioni umane – fondamentalmente estranei e sconosciuti. Illusoriamente familiari sono soltanto i fantasmi (ovvero i personaggi) che ciascuno crea di sé per l’altro e/o si crea dell’altro nel tempo e nel luogo (circoscritti, fittizi, teatrali) che condividono.

 

 

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