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Archive for febbraio 2012

Invito i lettori a visitare il Blog dell‘Indice dei Libri dove è appena uscita la mia recensione al libro di M.Rampin e F. Monduzzi Come non farsi bocciare a scuola (Salani editore, Milano 2012):

http://lindiceonline.blogspot.com/2012/02/non-sara-che-la-scuola-e-altro.html?showComment=1330418078974#c7264003510913341565

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CLIENTI O STUDENTI

Tutto il problema della scuola italiana sta – a pensarci bene – nel conflitto difficilmente superabile tra il cliente da blandire e l’ allievo da educare.

Se il pensiero dominante di dirigenti e insegnanti è – come è ormai da decenni con l’avvento della famigerata autonomia- la crescita e la conservazione degli iscritti a scapito di scuole concorrenti, allora nessuna autentica educazione sarà possibile, perché (come ben sanno anche i bravi genitori) tra la soddisfazione soggettiva e il bene oggettivo di un ragazzo che si sta formando corre sovente (non dico sempre) un abisso.

Finché questa dicotomia non sarà risolta a favore dell’educazione tutte le chiacchiere sulla serietà e la qualità della scuola italiana resteranno –purtroppo – tali.

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Dote cardinale di un insegnante di disciplina umanistica non è – come credono ingenuamente molti – la sua imparzialità o neutralità di fronte ad argomenti passibili di dibattito in utramque partem, bensì è la sua onestà intellettuale. Importante non è che il professore di storia non sia – o non appaia essere-marxista (o cattolico o liberale ecc.) nell’interpretare i fatti storici. Importante è che, pur avendo egli una sua precisa e scoperta visione del mondo, cerchi comunque prima di ogni altra cosa la verità dei fatti e sia pronto a mettere in discussione, in nome della verità che va cercando, i principi stessi della sua visione del mondo. Bisogna essere davvero (e faticosamente) onesti con se stessi e con gli alunni per percorrere questa strada. Ma essa è l’unica che conduce alla formazione di menti libere e pensanti.

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Il problema, in Italia, non è se un/a bravissimo/a giovane figlio/a di papà e mamma arrivi ad occupare il posto – prestigioso – che merita. Il problema è che arriva ad occuparlo senza dover fare nemmeno la fatica di confrontarsi alla pari con i molti bravissimi giovani figli di nessuno che pure ambirebbero altrettanto legittimamente a quel posto prestigioso.

Il problema è che quel posto gli/le viene – in virtù di papà o di mamma – assegnato automaticamente, come una partita vinta a tavolino senza scendere nemmeno in campo.

Mentre i bravissimi figli di nessuno vengono dichiarati irrimediabilmente sconfitti in partenza, per manifesta inferiorità di ascendenti familiari.

 

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SCUOLA ‘MATERNA’

 

La ricaduta peggiore sugli studenti di quella che ho spesso chiamato ‘femminilizzazione’ della scuola italiana (cioè prevalenza percentualmente abnorme delle donne in cattedra) non è certo di tipo didattico (perché molte donne sono altrettanto – se non più – brave e motivate dei maschi); essa  consiste bensì nella inevitabile attitudine maternalistica di una scuola del genere, attitudine tanto più deleteria quando ci si confronta con fasce di età – come l’adolescenza o la prima giovinezza – nelle quali al contrario un ragazzo, per crescere, deve gradualmente emanciparsi dalla figura materna.

Ne consegue che una scuola-chioccia, una scuola troppo piena di ‘mamme’ iperprotettive è forse sì più rassicurante, sicuramente più consentanea agli interessi propagandistici dei dirigenti scolastici, ma davvero poco adatta a formare un adolescente.

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ZERO TERMICO


Su vasi passiti al davanzale secchi

precipitano vapori cerebrali in cristalli

di forfora. Dentro sospese crisalidi

glaciali scheletri di ragno

sognano l’estate e i loro sogni

di neve scricchiolano al passo

greve dell’atarassia invernale. Dovrei

almeno fomentare in una cuffia

di lana il mio cervello

raffermo, come si fa

con un seme nel grembo

di un vaso di serra, attizzarvi furori,  ri-

sentimenti d’antan. S’approssima fuori

e dentro lo zero termico: la rigida

pasta dei vetri frantuma in schegge

fatali le luci d’inverno. Rischio

di afflosciarmi sul declivio finto-

erboso del sofà, brucando immemore

abbrutenti tormentoni

di spot pubblicitari.

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