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Archive for settembre 2013

AFORISMI DI INIZIO AUTUNNO

Il prezzo che paghiamo per affrontare  la realtà è sempre e comunque inferiore a quello che pagheremmo per averla ignorata.

Se è vero che l’idolatria è una patologia passeggera della minore età, ne consegue che un popolo che continuamente si affida a guru, profeti, santoni e salvatori della patria è afflitto da perenne minorità intellettuale.

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Riproduco qui volentieri uno stralcio di un articolo di Francesco Greco riportato (con tagli) nel sito dell’ ADN (Associazione Nazionale dei Docenti). Questo articolo muove al recente DL sulla scuola vari e puntuali rilievi critici, tra cui il seguente:

Altro punto di critico preso in considerazione da Greco riguarda l’art. 16 che dispone l’obbligo di formazione a carico dei docenti che svolgono servizio nelle “zone in cui i risultati dei test di valutazione sono meno soddisfacenti ed è maggiore il rischio socio-educativo… ” . Tale obbligo, a parere di Greco, “non può che scaricare sui docenti l’intera responsabilità degli esiti scolastici dei loro studenti. Anche se si volessero tralasciare –continua Greco-  i risultati della ricerca scientifica sul ruolo dei diversi fattori che condizionano i risultati scolastici, è assai singolare che per decreto si stabiliscano degli assiomi pedagogici e che ad essi si connettano degli obblighi di prestazione a carico di alcuni. In ogni caso, un tale obbligo non può certo prescindere da un’attenta valutazione del rispetto dell’autonomia e della libertà che ai docenti deve essere assicurata riguardo alla scelta dei contenuti, delle modalità e delle fonti che gli stessi intendano utilizzare per il proprio aggiornamento professionale. Inoltre, la previsione di un coinvolgimento, l’ennesimo, delle università nelle attività di formazione non potrà che operare una reiterata forma di trasferimento di risorse dalla scuola all’università. Per cui, se si vuole veramente operare una svolta nel modus operandi degli interventi volti a migliorare le condizioni della nostra scuola, si dovrebbe riconoscere il diritto al rimborso delle spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento e riconoscere la facoltà per i docenti di scegliere le attività di formazione che ritengono meglio corrispondenti alle loro reali esigenze di aggiornamento professionale. Ovviamente, restano fermi i requisiti che devono possedere i soggetti che erogano formazione”.

Il linguaggio è forse troppo tecno-buro-sindacalese per i miei gusti, ma la sostanza è pienamente condivisibile. È questo uno dei pochi interventi, per altro, che additano nell’ interesse vampiresco delle caste accademiche uno dei motivi dell’accanimento degli ultimi governi sugli insegnanti della scuola media italiana: di fronte ai tagli che toccano anche le università, i baroni che manovrano più e meno direttamente le leve del potere pubblico pensano bene di rifarsi sui loro parenti poveri. L’operazione è semplice: prima si batte e ribatte la grancassa della delegittimazione (i prof di scuola media sono incapaci, scansafatiche, antiquati ecc. [da quale pulpito!]), poi si promuovono iniziative per redimerli dalla loro inadeguatezza imponendo corsi e attività di aggiornamento obbligatori organizzati (a suon di migliaia di euro) dalle università e subìti (gratis) dai prof di scuola media. Oppure si accollano a questi ultimi incombenze promozionali gratuite per favorire le iscrizioni alle università: vedi ad es. le ore in più che il DL sulla scuola richiede a tutti i prof di scuola superiore per orientare i ragazzi alla scelta universitaria (davvero una intelligente e generosa trovata!). Così va il mondo…. dalle nostre parti.

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GRAZIE

A quel mio bravo ex alunno che segue questo blog e mi fa notare, con garbata franchezza, che non condivide quasi nulla di quello che scrivo, e che ne vorrebbe discutere e contestare gran parte delle affermazioni dico: grazie.

Vuol dire che le mie modeste riflessioni hanno raggiunto il loro scopo – pedagogicamente parlando – ideale. Che non è quello di inseguire e rastrellare consensi né di persuadere chicchessia, ma di accendere la miccia del pensiero autonomo degli altri.

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Egregi colleghi,

tutti plaudono al decreto di ieri sulla scuola. A chi scrive molte delle misure che contiene paiono, più che altro, noccioline gettate a una scimmia affamata per blandirla.

Ma occhio a un dettaglio! Attenti,  attentissimi alla immancabile fregatura per noi prof.

Perché, come diceva un mio saggio collega di matematica, essere persone adulte significa avere la consapevolezza che la fregatura è sempre ed ovunque in agguato e ama per lo più nascondersi in mezzo ai fiori delle lusinghe.

Leggete bene questo comma che si annida nel decreto, scritto nel solito latinorum tecno-buro-scolastichese  atto ad lubrificare il cetriolo:

«Per facilitare una scelta consapevole del percorso di studio e favorire la conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali per gli studenti iscritti alle scuole secondarie, a decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, le attività inerenti ai percorsi di orientamento sono ricomprese tra le attività funzionali all’insegnamento non aggiuntive e riguardano l’intero corpo docente»

Queste parole non significano altro che l’orario settimanale di lavoro dei prof aumenterà gratis sotto altra forma ma più o meno nella stessa misura settimanale che il governo Monti voleva imporre. Insomma le 24 ore di Profumo riesumate e ripropinate con aggraziata nonchalance.

Non ci credete?

Vi fidate dei sorrisi e dei commenti soddisfatti dei sindacati?

Aspettate qualche settimana e ve ne accorgerete…

Anzi, datemi retta, non aspettate.

Non aspettiamo troppo e cominciamo a riparlarne subito tra di noi.

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AFORISMI DI FINE ESTATE

Le disgrazie nostre

sono colpa spesso

del destino cinico e baro

e volentieri degli altri. Quelle

degli altri sono indubitabil

mente colpa degli altri

e basta.

 

Chi scala la montagna della verità

non arriverà mai in vetta e perderà

salendo tutti i compagni di cordata.

 

Leonem saucium aurei canes circumsiliunt

[Attorno al leone ferito danzano gli sciacalli]

 

Diffida di quelli che si fidano ciecamente di qualcuno.

 

L’essere è degli animali

degli dèi il dover essere

umano l’essere e il dover essere.

Il confondere l’uno con l’altro

è dei cretini o dei criminali.

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Ho sempre diffidato della divulgazione storica, ma devo ricredermi di fronte a questo libro di Alberto Angela (non il primo e spero non l’ultimo) sulla vita quotidiana nell’antica Roma. Gli addetti ai lavori dispongono, beninteso, di numerosi contributi specializzati sull’argomento, primo fra tutti (esemplare per competenza, chiarezza e elegante vivacità espositiva) quello di Ugo Enrico Paoli Vita romana. Tuttavia, anche rispetto alle migliori trattazioni degli antichisti, Una giornata nell’antica Roma riesce a fornire qualcosa in più al lettore medio non specialista soprattutto grazie all’inedito ‘punto di vista’ attraverso cui la vita quotidiana di quel tempo remoto viene osservata e proposta: che è quello, del tutto virtuale, di un reportage televisivo che finge di espletarsi nel tempo ristretto di un giorno (dall’alba alla sera inoltrata) e nello spazio altrettanto circoscritto (ancorché molto ampio e multiforme, oltre che assai rappresentativo) dell’area urbana della Roma imperiale nell’età di Traiano. Questa originale impostazione permette al lettore di farsi osservatore di una civiltà e di un epoca seguendo l’immaginario reporter per le strade, le piazze, gli edifici, tutti i luoghi popolati dalla vita vissuta della Roma antica nei suoi vari momenti, attività, abitudini e divertimenti quotidiani. Uno spaccato vivace che consente di ricondurre a dinamica ed armonica unità di visione una molteplicità di aspetti della civiltà romana che in una trattazione descrittiva tradizionale – anche più dettagliata e approfondita di questa offertaci da Angela – rischiano giocoforza di essere proposti in maniera statica e compilatoria. La singolare ottica scelta dall’autore (una sorta di macchina del tempo che ricorda molto da vicino lo stile dei suoi programmi televisivi) presenta talora il difetto, inevitabile per alcuni aspetti trattati, della incompletezza e della superficialità: egli stesso se ne rende ben conto quando si sente in dovere di inserire qua e là delle schede di approfondimento che fuoriescono dal meccanismo fittizio del reportage. Si tratta tuttavia di un limite quantitativo ampiamente controbilanciato dalla qualità didattica dell’impianto. Altrettanto veniale appare – rispetto all’efficacia complessiva del libro – una certa inclinazione della scrittura a impiegare cliché espressivi della koinè massmediatica che possono suonare un po’ stonati a chi è abituato a frequentare lo stile della pagina scritta. Ma si tratterà, forse, di una deformazione professionale dell’autore o più probabilmente di una scelta mirata al target dei suoi potenziali lettori: che sono anzitutto – non bisogna dimenticarlo – i suoi spettatori. D’altro canto questo tentativo di trasformare spettatori televisivi in lettori di pregevole divulgazione storica (il volume, per inciso, è stato scritto con la consulenza di illustri specialisti di antichità romane) va giudicato di questi tempi, già di per sé, un’iniziativa sicuramente meritoria.

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