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Archive for gennaio 2014

Dopo qualche anno rivedo un mio ex collega. Uno bravo, preparato, appassionato cultore della propria disciplina. Uno che fino a quarant’anni ha tenuto i piedi sul doppio binario dell’insegnamento superiore precario e di altrettanto precarie mansioni all’università (dottorato, assegni, insegnamenti a contratto). Adesso ha quasi cinquant’anni e al proprio attivo una bella quantità di pubblicazioni specialistiche di filosofia e di storia. Mi parla delle sue ricerche con entusiasmo, con pathos addirittura. Si vede che vive e lavora per ciò per cui è nato. Dice che ultimamente ha tenuto varie conferenze in università del Nord Europa e del  Sud America. Mica noccioline. Allora gli chiedo come va coll’università, se è riuscito ad entrarvi in forma più stabile. Fa una brutta faccia. Tergiversa. Dice che ha provato un concorso per ricercatore di ruolo. Ha ricevuto elogi a non finire, ma poi ha vinto un altro, uno del posto, uno già predestinato nonostante avesse meno titoli di lui. Gli chiedo –fingendomi stupito – come sia stato possibile. Sbuffa e ridacchia amaro. Dice che in effetti non se lo spiega, se non come atto di arbitrio totale e incontrollato della commissione che aveva già stabilito in partenza il vincitore “a prescindere”. Ammette insomma quello che io e tutti quelli che conoscono un po’ la nostra università  sappiamo da sempre: tutti i concorsi universitari in Italia sono spudoratamente finti, truccati. Lui aggiunge di essere stato tentato di far ricorso, perché ne avrebbe avuto tutte le ragioni. Gli chiedo come mai non l’ha fatto. Ride ancora amarognolo: «Se lo avessi fatto e l’avessi vinto, avrei lavorato sotto mobbing permanente; se l’avessi perso sarei stato interdetto e scomunicato in perpetuo dalla nostra università». No comment.

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Sono apparsi ultimamente commenti e recensioni ad alcune mie cose di narrativa e di poesia. La seconda edizione della mia raccolta di racconti L’anello che non tiene è stata giudicata entusiasticamente da Giuliano Brenna su Larecherche.it (http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&Id=737), più criticamente invece da Paolo Calabrò su Paginatre.it (http://www.paginatre.it/online/lanello-che-non-tiene-un-libro-di-paolo-mazzochini/). A considerare queste recensioni senza aver letto il libro si avrebbe l’impressione – addirittura – che i due interpreti abbiano avuto tra le mani due opere completamente diverse. Identica diversità (direi quasi antitesi) di giudizi intorno a  una mia breve poesia (Daktylos nyx) pubblicata sempre ne Larecherche (http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=24000). Tutto questo può sconcertare un autore (sin troppo preda – evidentemente – dell’amor sui), ma in realtà è assolutamente normale. Se si trattasse di fisica un vetro non potrebbe essere definito opaco e trasparente nel contempo. Ma siccome qui parliamo di letteratura, interpretazioni anche diametralmente opposte sono ovviamente possibili e legittime. Segno che in questo genere di scrittura l’intenzione dell’autore è solo gestazione, preistoria del testo e che quest’ultimo vive – una volta partorito – di vita assolutamente impropria. Una, nessuna e centomila vite: tante quanti sono i suoi lettori.

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Dicevo un tempo (cinque sei anni fa: pare un secolo!) intorno alla scuola cose (nobili? ingenue?) in cui non credo più.

Che bisognava ad esempio, in qualche – non facile – modo, riconoscere in soldi e in carriera il merito degli insegnanti. Credo invece  oggi che qualsiasi forma di incentivazione del nostro lavoro fondata sul cosiddetto merito non possa tradursi in altro, concretamente, che in una discriminazione o un’ingiustizia. Perché il merito di un insegnante può forse essere valutato ed apprezzato da qualcuno, ma non è, semplicemente, in alcun modo, misurabile. E siccome quelli che decidono dei nostri soldi e della nostra carriera non possono né vogliono valutare qualitativamente il talento professionale ed educativo di chicchessia, ma soltanto misurarne quantitativamente le prestazioni in termini di bruto risparmio per le casse dello stato e di sciocca soddisfazione del cliente, allora qualsiasi proposta di merit pay – avanzata che sia da destra o da sinistra – non può che nascondere una turlupinatura, un qualche ulteriore danno sposato all’ immancabile beffa.

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DE HOMINUM NATURA

Se chi parla con te ti dà sempre e immancabilmente ragione, delle due l’una: o ha una spina dorsale di cartilagine oppure una lingua biforcuta.

L’unica eccezione al mondo al principio di reciprocità (ovvero di azione-reazione) sembra essere quello della rottura di scatole: meno le rompi agli altri, più gli altri le romperanno a te. E viceversa. Curioso ma spiegabile paradosso: chi non rompe le scatole altrui, infatti, è ritenuto un debole. Perciò gli altri si sentiranno autorizzati – con presunta garanzia di impunità (= non-reciprocità) – ad approfittarne.

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PENSIERO E PAROLE

Il pensiero frulla

libero, come un

passero,  le parole

sono le sue ali.

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