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Archive for giugno 2012

ERMA SOGNANTE

Algido respiro

di dicembre gonfia

il gelo nei capillari

sgretola le mie mani

composte a croce sul petto

ne disfa in polvere

di marmo la pelle scavata

da salse lacrime celesti

 

Bacio ardente

di luglio dilata

gli antri asciutti di pena

del cuore mio

di pietra, scoppiano

in silenziosi detriti

dal cranio sbrecciato

i riccioli belli offesi

dal rancido guano

degli uccelli.

 

Senza far male le stagioni

depredano materia

alla mia classica

forma a svolgerla

nel cinico circolo impazzito

della vita degli altri

 

Sopravvivo in questo

crocicchio di strade, idea

informe di antico dio ignoto

a guardia di una villa

abbandonata su di un dorso

erboso sopra il mare, solo perché

– ancora e del tutto incurante

del mondo – ingenuamente

mi ostino a sognare

l’olimpico sogno di me stesso.

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Un talento naturale che si affidi soltanto all’estro e all’intuizione spontanea senza tollerare il guinzaglio ascetico e torturante del metodo non produrrà mai nulla di buono in nessun campo.

Sbaglia clamorosamente chi crede che Dante avrebbe migliorato il suo capolavoro liberandosi (anziché assoggettarvisi) dalle catene della terzina.

O chi si illude di educare qualcuno alla poesia senza minimamente farlo soffrire né sudare nella palestra della filologia, della grammatica, della retorica.

La scuola è in buona misura questa palestra: gymnasium. Perciò se ne avverte, da parte degli allievi, soprattutto la fatica e assai poco la gratificazione.

Ma chi pretende di rimuovere in tutto questa fatica nella presunzione che essa sia nemica (anziché presupposto) della gratificazione è come un atleta che si illuda di raggiungere vittorie sportive senza allenarsi.

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VERSO LA STAZIONE DI SERVIZIO

Solo nella cabina imbottita

d’ovatta della mia mattutina

nave solco, ermeticamente

trionfante e sordo a ogni

sgradevole rumore di fondo

dell’universo mondo, una striscia

solida asciutta di mare. Mi culla

materna l’onda delle gomme

alate di una golf bifuel. Ermes

psicopompo, accompagno i miei

secchi pensieri – impigliati

nella ipnotica nenia

del motore – i miei brandelli

di vita usata – appesi alle vele

bianche e distese dell’alba –

a sperdersi cenere all’aria

nell’approdo fragrante di brioche

ove gracchiano le solite

croccanti e ventose

promesse del giorno nuovo.

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