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Archive for ottobre 2014

Sabato 8 Novembre prossimo, alle h. 18, nella sala ex cinema comunale di Castelfidardo (An) presenterò il mio libro di poesie Zero termico. 

L’incontro sarà patrocinato dal comune di Castelfidardo e realizzato con la collaborazione, tra gli altri, della libreria Aleph. 

Scarica e diffondi locandina dell’evento:

Zero Termico_locandina 2

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Ci sono misure che un governo prende sulla scuola che sembrano toccare aspetti marginali o settoriali, mentre – in realtà- vanno a scardinare l’equità e la funzionalità dell’intero sistema. Fu così quando tanti anni fa un ministro di centro-destra abolì di punto in bianco gli esami di settembre, minando alla base il principio di giustizia (cuique suum) nel trattamento degli allievi valutati allo stesso modo a prescindere dall’impegno e dal merito. E poco importa che questi esami siano stati poi reintrodotti in maniera molto ammorbidita e impropria (svolti addirittura a luglio!): il vulnus al principio di giustizia era stato prodotto; l’idea-virus che chi non studia possa essere trattato come chi fa il suo dovere era ormai stata inoculata. Tanto è vero che quando gli esami vennero surrettiziamente ripristinati molti studenti protestarono.

Adesso accade che un governo sedicente di centro-sinistra (tra molti altri abbastanza assurdi provvedimenti che annuncia per costruire una buona scuola) decreta che d’ora in poi, agli esami di maturità, non solo i commissari saranno tutti interni (e dire che si propaganda ormai da anni la necessità di una valutazione esterna della scuola: per questo è nato il monstrum mangiasoldi dell’Invalsi), ma che non verranno nemmeno incentivati, perché svolgeranno il loro compito in un periodo ‘di servizio’. Perché, insomma, sono già pagati in quei giorni con il loro stipendio… Già: chi si sogna – tra chi guarda la scuola dall’esterno – di contestare questa ‘sacrosanta’ abolizione del ‘privilegio’, fin qui goduto dai docenti delle superiori, di guadagnare qualche euro in più per due/tre settimane di esami durante i quali già percepisce la sua paga?

Eppure questa misura – a chi la osservi bene, senza ciechi pregiudizi qualunquistici – lede gravemente il principio di giustizia. Non solo perché toglie un’incentivazione economica a professionisti che lavorano nei giorni della maturità almeno il doppio (per quantità, durata, intensità e responsabilità) rispetto al loro impegno normale, ma per il più semplice motivo che in quei giorni altri insegnanti, continuando legittimamente a percepire anch’essi il loro stipendio, quegli esami non li fanno. Contraddire il principio sacro del cuique suum è un atto di somma ingiustizia. La giustizia, diceva il vecchio Platone, poggia essenzialmente su due pilastri: dividere in parti uguali tra uguali e in parti proporzionalmente diverse tra diversi. Se si fanno parti uguali tra diversi si compie un atto profondamente iniquo. Tanto più che gli insegnanti della scuola pubblica – da sempre vergognosamente sottopagati rispetto ai loro colleghi europei – si vedono da anni da un lato sbandierare sotto il naso dai politici, con irritante insistenza, il vessillo del merit pay, della retribuzione sulla base della diversità di meriti e di incombenze; dall’altro invece devono difendersi continuamente da tentativi di appioppare loro miriadi di incombenze aggiuntive a costo zero. Una contraddizione insultante e intollerabile. Con questi chiari di luna, per favore, quanto meno non continuate a prenderci per i fondelli tentando per mille strade – dritte tòrte od oblique – di schiavizzarci. Riconosceteci almeno quel lavoro essenziale in più che abbiamo sempre fatto: gli esami di stato, anzitutto, e, magari, le montagne di compiti in classe che alcuni di noi – alcuni soltanto – devono preparare e correggere a casa gratis. Cuique suum, appunto.

 

PS.: sembra che intanto la reintroduzione dei soli commissari interni sia stata inopinatamente cancellata. Ma l’intenzione di non pagare i commissari resta ben salda in piedi…

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Quello di Massimo Recalcati (L’ora di lezione, Einaudi 2014) è il primo libro di uno psicoanalista sulla scuola che leggo con stupefacente, totale e (un po’) malinconica condivisione. Perché Recalcati condisce sì esperienze sue personali e ‘storiche’ di studente prima e di insegnante poi in rigorosa (a tratti un po’indigesta) salsa lacaniana, ma il piatto che ci offre ha il sapore intenso di una realtà vissuta e ripensata autenticamente, non quello di una pietanza precotta secondo le supponenti ricette psicopedagogiche di un Galimberti o di un Andreoli. Dice R. (sintetizzo qui molto sommariamente) che alla vecchia scuola autoritaria ed edipica pre-sessantottina è subentrata da decenni la scuola edonistica e narcisistica della società di massa. Che l’atteggiamento comprensibilmente oppositivo e ‘omicida’ dei figli verso l’autoritarismo di padri e insegnanti si è rovinosamente rovesciato in una diseducativa e corruttrice alleanza fra genitori e figli contro i docenti. Che questi ultimi sono ormai relegati, senza più munizioni né armi, in una trincea bombardata e vilipesa da tutti e perciò praticamente, per effetto di questo discredito e di questo isolamento totale, impossibilitati a educare chicchessia. Che l’unica via d’uscita a questa agonia della scuola come agenzia educativa non può che essere la riscoperta e la rivalutazione di un insegnamento socratico, ‘filo-sofico’ nel senso strettamente etimologico del termine. Vale a dire che l’insegnante, per poter riacquisire dignità e autorevolezza, deve puntare su quella che R. chiama l’erotizzazione del sapere: non tanto – cioè – la trasmissione di nozioni morte e di risposte preconfezionate (da verificarsi con test e quiz stile Invalsi), quanto la stimolazione continua e spiazzante di dubbi e di domande, l’accensione del desiderio del sapere (il philosophein appunto dei Greci antichi) che sposta sempre più in là il confine della conoscenza. E se l’insegnante vuole davvero, dice R., trasfondere in altri questo desiderio bisogna soprattutto che lo avverta profondamente in sé: che sia egli stesso innamorato del sapere, cioè – etimologicamente – philosophos. Non burocrate, non ripetitore o addestratore; tantomeno – udite udite, quale musica per le mie orecchie! – neppure psicologo o confidente degli allievi, perché quest’ultimo è l’equivoco più diffuso e fuorviante della scuola narcisistica di oggi.

Insomma: grazie Recalcati. Grazie di esserti fatto mio (ancora etimologicamente) profeta; di aver ridetto con maggiore dottrina della mia e maggiore speranza di essere ascoltato cose che da anni vado scrivendo in questo blog (e altrove) praticamente tra l’indifferenza e la sordità di quasi tutti.

Ma attenzione: questa concezione alta dell’insegnamento (l’unica che dovrebbe guidare le scelte di qualsiasi governo e operatore della nostra scuola) ha i suoi lati pericolosamente utopistici.

Per esempio: per innamorare gli studenti della Commedia di Dante come sa fare Benigni bisognerebbe che gli insegnanti fossero affascinanti performer, geni del palcoscenico. Non semplicemente bravi insegnanti appassionati di letteratura. D’altra parte il bravo insegnante dovrà pure far sudare e annoiare un po’ i suoi allievi sull’italiano del trecento prima di fargli gustare il canto di Paolo e Francesca.

E poi a chi interessa, tra quelli che comandano, che si spendano energie e soldi su questo fronte? Non è meglio, non è più direttamente funzionale al ‘sistema’ (come si diceva una volta), addestrare e intrattenere con un po’ di internet, di inglese e di ideologia imprenditoriale?

E infine: siamo sicuri che un Socrate oggi – ammesso che ne esistano ancora in giro – riuscirebbe a sedurre intellettualmente la globalità degli studenti della scuola di massa? O ci riuscirebbe solo con pochi? Coi pochi predisposti a lasciarsi sedurre – esattamente come duemilacinquecento anni fa?

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Amiamo moltiplicarci dentro specchi

benevoli, come nel mare – la sera, pacata

la burrasca – si sciolgono nei semi di un quadro

impressionista le case a picco sugli scogli

e il molo sbrecciato, e nevicano pupille

abbacinate di lampioni dentro il liquore

svanito della bassa marea. Così nel chiaroscuro

della stanza spigoli vivi, ombre scalene

da tavoli e soprammobili sbreccati

si inarcano flessuosi nel calice

di un bicchiere, sfumano nel cristallo

smerigliato come fiori avvelenati

di vecchi ricordi tralucono

beatificati dal vetro del già

vissuto, teneri come ninfee

nel lago sotto un velo

di ghiaccio a fine

inverno.

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L’ arte è velo che disvela, maschera che smaschera.

Maschere e veli (ideologici e propagandistici) sono orpelli vischiosi e irrinunciabili del potere, sotto tutte le sue parvenze, anche le meno minacciose.
Perciò arte (autentica) e potere vanno così difficilmente d’accordo.

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Zero termico

È appena apparsa una recensione, competente e attenta, di Zero termico scritta da Nazario Pardini sul blog letterario Leucade. Invito a leggerla nella pagina web:

http://nazariopardini.blogspot.it/2014/10/nazario-pardini-su-zero-termico-di.html

Inoltre altri miei inediti sono apparsi nel blog di poesia di Salvatore Sblando:

https://larosainpiu.wordpress.com

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Quello che è irresistibilmente grazioso, spontaneo, accattivante in un bambino diventa insopportabilmente lezioso, innaturale, urtante in un adulto.

Certuni personaggi egocentrici e esibizionisti darebbero qualche anno della propria vita in cambio di qualche momento in più di brillante successo in società.

Peggio di certi cani verso i padroni, da sempre certi italiani mostrano una debolezza innata e invincibile verso i politici cialtroni: per quanto, nel corso della storia, questi ultimi cambino spesso maschera, vestito e bandiera essi li riconoscono infallibilmente dall’odore e si acquattano subito ai loro piedi, lusingati dalla sola promessa di un osso spolpato.

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