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Archive for agosto 2011

Miserabile perversione della politica è quella per la quale essa (politica), anziché difendere con la legge i più deboli e gli onesti e gli indifesi dalle angherie dei ribaldi e dei corrotti, si adopera invece essa stessa a garantire o favorire, con pessime leggi fatte proprio a spese dei più deboli e degli onesti, l’impunità dei ribaldi e dei corrotti.
Quando questo accade vuol dire che la politica ha abdicato totalmente a se stessa e alla sua primaria funzione civilizzatrice.
E che si profila minaccioso il tempo dell’ira e della rivolta.

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VISTA SUL MARE

Stasera da un balcone alberato
del Conero per un’aria di vetro
distinguo pure il filo di bava
irosa e sporca in cima all’onda
che schiaffeggia la scogliera artificiale
e rifiatando rade con finta
tenerezza il dorso di sassi e di valve
spaccate.  Una nave sulla retta
dell’orizzonte pare un punto
bianco immobile mentre traghetta
turisti verso le pietre nude
di miti della Grecia. Ha una meta
lontana la nave, ma un motivo razionale
per viaggiare, direzione e senso.
Non il mare che ignaro la sostiene
e che qui sotto  ancora rugghia
o sussurra, risucchia e rigurgita
in cerchio gratuiti rancori – alghe
disfatte, frantumi di barche, lingue
nere di bitume – contro le sponde
del suo letto innocente. Poi lentamente
domato vi si appisola, giovane
fiera in gabbia o acqua brillante
che si stempera piano nel bicchiere.

 

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Chi scrive  deve guardarsi – da sempre – soprattutto dall'insidia del già scritto (e pensato) male e volgarmente. Un pericolo sempre in agguato. Sotto la forma, ad es., di un  luogo comune che si infila i panni di un inaudito vezzo stilistico; di un sentimentalismo scontato che ci appare invece, al momento, la quintessenza di una originale analisi sentimentale; di una sententia che ci sembra a prima vista profonda e in realtà è ovvia ecc.
Non parliamo poi, ai giorni nostri, dell’influenza inconscia che esercitano sullo scrittore i linguaggi dei media, delle fiction televisive, della bassa cinematografia, delle canzonette ecc.
L’immersione in questo milieu sottoculturale è oggigiorno così totale che il suo influsso deleterio diventa impercettibile e perciò stesso difficilmente controllabile.
In altre civiltà poeti e scrittori si muovevano in un sistema di riferimento decisamente più omogeneo e qualitativamente più elevato.
I lirici della Grecia arcaica, per esempio, si misuravano costantemente con il linguaggio e i valori di Omero e dell’epica, un codice universalmente condiviso e riconosciuto, non solo dagli autori ma anche dagli ascoltatori-lettori.
Oggi scrivendo ci si misura giocoforza con il linguaggio banalizzato e impoverito della televisione, dei network ecc., non solo perché lo scrittore stesso patisce senza volerlo quei linguaggi (e fa fatica a dominarli e a trascenderli su di un piano letterario; anzi tende più facilmente ad indulgervi) ma soprattutto perché il suo potenziale lettore ne è completamente imbevuto e mentalmente condizionato.
Perciò fare buona letteratura e farla apprezzare oggi è – paradossalmente – più difficile che in epoche molto più illetterate della nostra.

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