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Archive for maggio 2012

CARIDDI

Aveva ben ragione la Circe omerica ad ammonire Ulisse di guardarsi soprattutto da Cariddi. Il gorgo, stasi nel moto, tutto ciò che gira e si avvita su se stesso senza direzione né meta, nella natura come nel cervello umano, reale o metaforico (psico-logico/-patico) che esso sia, non lascia scampo: chi gli si accosta nient’altro può aspettarsi che essere risucchiato nelle sue spire e trascinato nel suo fondo nero, implodere nell’inferno dell’antiragione.

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DE FLEXIBILITATE (ALIENA)

Sono in genere rigidissimi e arcigni custodi dei propri interessi (se non anche delle proprie ideologie) coloro che reclamano continuamente dagli altri – come una dote santa e salvifica – la virtù della ‘flessibilità’.

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Vengo a sapere che il Centro Studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna ha organizzato anche quest’anno un ciclo di conferenze e/o spettacoli (per altro meritoriamente diffuse in diretta on line via webcam) su un tema di indubbia rilevanza per la cultura antica: La barbarie. Leggo poi la presentazione (sulla pagina web del Centro Studi) fitta di calzanti riferimenti sul tema a Euripide, Aristotele, Lucrezio ecc. Vi trovo aggiunte però (e qui comincio a provare un leggero fastidio, colpa forse del mio ingravescente disfattismo presenile) eccessive e ribattute allusioni a problemi nostrani come l’emigrazione, la xenofobia, gli interventi militari nel terzo mondo ecc. Il fastidio, si badi bene, non affiora in me né per l’illegittimità del confronto in sé né per la sua connotazione vistosamente politically correct, bensì perché la sottolineatura sposta un po’ troppo banalmente, e con indubbie forzature, l’accento sulla cronaca dei giorni nostri tendendo con ogni evidenza a fungere da ‘esca’ per un certo pubblico. Per carità, non mi scandalizzo certo, perché oggi bisogna concedere pur qualcosa – nella presentazione di un evento – alla strategia del marketing. Tuttavia, diciamo che i miei anticorpi mentali, come dei vecchi segugi, cominciano ad annusare puzza di bruciato. Leggo infine il programma e qui rimango abbastanza esterrefatto. Non per i temi delle varie conferenze (tutti in sé e per sé molto interessanti), ma perché tra i conferenzieri trovo di tutto: psicoanalisti, storici medievalisti, francesisti, filosofi, giuristi… Insomma: studiosi di ogni disciplina tranne che di storia, di civiltà e di letteratura classica. Mi chiedo come mai questo paradosso; perché mai degli addetti ai lavori del mondo classico giochino a nascondino (limitandosi a organizzare e a presentare l’iniziativa e a proporre tutt’al più, a margine delle conferenze, letture antologiche di testi classici affidate a attori professionisti) in una manifestazione che avrebbe dovuto vederli invece – a mio modesto avviso – in prima linea, a dimostrare in prima persona che quello che studiano non è mummificato nei papiri e nelle pergamene, non è pietrificato nelle statue e nei ruderi dei templi, ma è (come sono convinto che sia) vivo e vitale, capace ancora di parlarci direttamente. Seguo via web la prima conferenza e questo mio dubbio paradossale cresce perché il conferenziere (bravissimo, ma non antichista) di tutto parla fuorché – se non per fuggevoli incisi – della barbarie nel mondo classico. Ne inferisco allora, con le mie deboli capacità logiche, un paio di deduzioni:

1) molti classicisti forse si vergognano del loro mestiere: pensano cioè di essere oggi così polverosi e demodé da potersi reclamizzare e vendere al pubblico solo attraverso i loro colleghi di altre discipline, come si fa dal giornalaio quando col quotidiano egli ci vende, con un appetibile sconto, anche un Cd di musica classica o un romanzaccio noioso che mai altrimenti avremmo acquistato.

2) molti classicisti, mentre affermano a parole che l’oggetto dei loro studi è straordinariamente attuale, dimostrano coram populo con queste iniziative di pensare l’esatto contrario, perché ritengono che tale oggetto non sarebbe mai presentabile senza la mediazione e la metabolizzazione ( spesso – per altro – arbitrariamente fuorvianti) di altre discipline più ‘attuali’. Ma se è proprio questo che pensano (e non parlo certo soltanto dell’iniziativa bolognese, ma di tantissimi altri tentativi analoghi di ‘modernizzazione’ dell’antico che hanno colonizzato da decenni la pubblicistica scolastica) non farebbero meglio i classicisti a chiudere bottega e a riciclarsi direttamente in quegli altri studi più à la page cui affidano la funzione mezzana di svecchiare la filologia e l’archeologia?

Eppure a questo retropensiero di tanti miei più illustri colleghi io continuo a opporre la mia stolta e arcaica convinzione (rafforzata in me – semplicemente – dall’interesse di molti miei studenti) che L’Edipo re e il De rerum natura si possano ancora proporre in sé, come testi letterari autonomamente dotati del fascino della loro forma poetica e della loro problematicità umana e intellettuale. Senza l’assillante bisogno di Freud o delle teorie della fisica moderna. Senza il frustrante complesso che per parlare in maniera interessante di Sofocle o di Lucrezio bisogni per forza parlare, contemporaneamente, d’altro.

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DELL’EROISMO

L’eroismo è una virtù che non si ha il diritto di chiedere ad altri che a se stessi.

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