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Archive for giugno 2013

Ci sono libri sulla scuola che sono scritti per aiutarci a capirla e ad affrontarne i problemi. Altri invece che servono a persuaderci ad accettare le ‘riforme’ che – da destra o da sinistra – i poteri forti e i politici vorrebbero imporle per i loro scopi. Requiem per la scuola appartiene oggettivamente (cioè a prescindere dalle reali e consapevoli intenzioni dell’autore) alla seconda categoria. Scritto da Norberto Bottani (ex funzionario Ocse ora consigliere della Compagnia di San Paolo) ed edito da Il Mulino, questo saggio dal titolo funerario e catastrofico ha in realtà una struttura dossografica abbastanza confusa, eterogenea e desultoria, consistendo in una scomposta farragine di citazioni di altri saggi, soprattutto stranieri, intorno alla crisi della scuola di massa su scala mondiale. Con un particolare occhio rivolto – ovviamente – alla scuola di casa nostra. E con la pretesa – spesso discutibile – di applicare alle vere e presunte piaghe del nostro sistema educativo rimedi elaborati a latitudini molto distanti. Nell’insieme, poco più che un inconcludente collage di analisi e proposte non tutte – beninteso – disprezzabili, ma per niente inaudite e oscillanti (in un ondeggiamento più ‘cerchiobottista’ che problematico) tra una frequente ed accorata (in sé sacrosanta) preoccupazione per una scuola ‘giusta’ e ‘democratica’ – che ponga cioè tutti sullo stesso piano di partenza superando gli svantaggi iniziali di classe –  e un’ammirazione smisurata e malcelata per tutte le più spinte soluzioni tecnocratiche (i robot giapponesi che potrebbero utilmente soppiantare i docenti umani!) e manageriali (i prèsidi che dovrebbero avere facoltà discrezionale di scegliere e licenziare gli insegnanti non ligi alla presunta taumaturgia del team teaching!). Insomma, siamo alle solite: siamo cioè alla consueta, mal camuffata, irritante buona novella della ‘scuola-azienda’ di stampo anglosassone progettata su misura dei sogni e degli interessi del potere bancario ed industriale nostrano. Un’idea di scuola che risolve la formazione e l’educazione dell’uomo e del cittadino in mero addestramento tecnico-professionale; che propugna, allo scopo, una privatizzazione totale del servizio scolastico; e che nasconde dietro gli idoli (in sé positivi) del merito e dell’efficienza l’asservimento totale della scuola pubblica alle esigenze del mercato. Leggendo questo libro si capisce (meglio) chi c’è dietro il baraccone quizzologico dell’Invalsi. E quale ruolo, sempre più marginale e infinitesimo, sarebbe riconosciuto in una scuola del genere alla libertà di insegnamento sancita dalla costituzione. Non sarà per caso che dopo aver cantato per tutto il libro il de profundis per l’educazione scolastica tradizionale e per i suoi educatori, l’autore senta alla fine l’esigenza di dedicare un esile capitoletto a quegli obsoleti relitti esibendo una poco credibile, amletica equidistanza tra idee pedagogiche tradizionalistiche (ancorate ad un presunto protagonismo del docente) e innovative (centrate invece sull’alunno e sulle nuove tecnologie). In questo premuroso tentativo  di captatio in extremis della benevolenza dei prof, l’autore si lascia però scappare su di loro una sconcertante inesattezza: afferma infatti (a p. 140) che nella istruzione superiore italiana la componente maschile di dirigenti e docenti è ancora maggioritaria (sic!). Una ‘svista’ che la dice lunga sulla conoscenza che l’autore possiede della nostra scuola effettuale.

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Tremavamo tutti come foglie mentre lui scorreva l’elenco del registro per interrogare. Allora quel mio grande maestro chiuse il registro e si mise a raccontare di quando, in una notte gelida del ’44, al lume della luna, tentò di scambiare, attraverso la rete di recinzione del blocco di baracche in cui dormiva, poche sigarette per un tozzo di pane. La luce dei riflettori, ruotando, sfiorò la sua mano protesa. Qualche centimetro più in basso e l’avrebbe illuminata. E la sentinella tedesca lo avrebbe mitragliato. Quando, finita la guerra e uscito vivo dal lager, tornò all’università per completare gli studi interrotti cinque anni prima, il giorno della discussione della tesi di laurea, mentre tutti gli altri laureandi tremavano come foglie, lui leggeva – come se nulla fosse – il giornale. Ai cattedratici che gli chiesero il perché di tanta tranquillità rispose che l’esame più importante, lui, l’aveva già superato.

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FAREWELL TO ARMS

È ora per te di rinunciare alla mischia quando, oltre la visiera di metallo, riesci sempre più spesso a scorgere te stesso nella pupilla del tuo nemico.

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CHI EDUCA CHI?

È difficile che un mondo di

irrisolti, protratti e persino

canuti pseudoadolescenti

riesca ad educare i suoi

adolescenti veri.

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ETEROGENESI DEGLI EFFETTI

Dal rifiuto della realtà nasce la sua incomprensione (o viceversa).

Da rifiuto e incomprensione nascono: conflitto, risentimento, disadattamento, acrimonia, indignazione, odio, nostalgia,  ecc.

Da questo ventaglio di reazioni negative, avverse alla realtà, si sviluppa e si affina e si acuisce nell’organismo di chi le nutre la capacità di osservazione, distorta e dis-equanime quanto si vuole, ma penetrante, della realtà stessa.

Così un limite e un difetto si rovesciano nel loro contrario.

Così scrittori e pensatori misoneisti o addirittura reazionari (Teognide, Sofocle, Tacito, Giovenale, Dante, Leopardi, Verga, Pasolini ecc.) diventano degli analisti sopraffini e geniali dei loro tempi e perfino profetici del tempo avvenire.

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SPITFIRE

Alcuni non sanno cercare altrimenti il paradiso se non soffiando addosso altrui le fiamme del minuscolo, chiuso inferno che li divora.

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