Feeds:
Articoli
Commenti

Risultati immagini per bes scuola

Non lavoro più nella scuola liceale, ma mi tengo informato. Seguo la sua discesa inarrestabile per la lunga china che la trasformerà completamente, presto o tardi, in un Kindergarten, nella fattispecie in un luogo protetto di accudimento e socializzazione di adolescenti. Sia chiaro, in questa metamorfosi, in sé, non c’è nulla di male. Basta essere onesti ed espliciti nel dichiarare i propri obiettivi. Non barare. Per esempio, bisognerebbe smetterla di ripetere che la scuola viene riformata e cambiata per adeguarla alla vita e alla società attuale. Perché la società attuale è oramai socialmente ed economicamente, come diceva il poeta, una foresta di belve. Chi si immette nel mercato del lavoro, chi esce dalla scuola per entrare nella vita si trova oggi catapultato – con un salto senza rete – in un mondo spietato che non conosce garanzie, protezioni o diritti, e che per giunta non tiene in considerazione alcuna i bisogni e le difficoltà degli individui.

Al contrario la scuola recente ha sempre più sviluppato e moltiplicato, negli ultimi anni, le garanzie e le protezioni per gli studenti, in particolare per quelli in difficoltà. Gli addetti ai lavori conoscono bene il senso di sigle, misteriose per i profani, come PDP, DSA, BES: Piano Didattico Personalizzato, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Bisogni Educativi Speciali. In soldoni: chi una volta aveva, per vari e – più e meno- giustificati motivi, problemi a raggiungere un profitto dignitoso o a essere promosso, oggi ha a sua disposizione, se porta un certificato, tutta una serie di facilitazioni: compiti in classe più brevi, mappe concettuali da consultare nelle interrogazioni, alleggerimento dei programmi ecc. Ebbene i ragazzi che, su domanda delle famiglie, accedono a tutti questi percorsi speciali sono oggi così numerosi da suscitare paradossalmente qualche invidia nei ragazzi ‘normali’ e da legittimare il sospetto che molte famiglie inoltrino richiesta non tanto per effettivi problemi dei loro figli, quanto per assicurare comunque loro un itinerario scolastico agevolato e salvaguardarli meglio dal rischio della bocciatura.

L’introduzione di queste norme di garanzia per i più deboli potrà sembrare un progresso pedagogico e civile – e lo è teoricamente o fintantoché si riescono a contrastare gli abusi. Ma è innegabile, altresì, che così – oggettivamente – si allarghi, non si restringa, la forbice già ampia tra scuola e società. Perché parecchi di quei ragazzi iper-protetti, assuefatti all’egida di un prolungato trattamento materno, saranno presto o tardi gettati nella mischia completamente disarmati.

Annunci

NEMO P(R)O(PH)ETA

Risultati immagini per nemo propheta in patria

Per molti motivi si scrive. Tra gli altri anche e soprattutto perché sovente non c’è – nel momento in cui tu devi dire qualcosa – qualcuno che possa o che voglia ascoltarti, qui e adesso. Allora affidi il carico dell’anima tua a una zattera di parole e lo lasci vagare nell’oceano del tempo e dello spazio, in totale balia delle correnti. Forse (non è certo) a qualcuno quelle parole, prima o poi, arriveranno. Tanto più saranno propensi a raccoglierle quelli che sono da te più lontani nel tempo e nello spazio. Sconosciuti che a loro volta ignoreranno a tal punto chi sei o sei stato (la tua faccia, il tuo corpo, la tua voce, il tuo qui e adesso) da credere che quelle parole siano venute loro incontro fatalmente, per sogno rivelatore o per dono divino. Saranno infinitamente grati a quel  fato, a quel sogno o a quel dio che tu, per loro, sarai nel frattempo diventato. Non a te. Se tu potessi (da familiare, amico o conoscente) pronunciarle con la tua bocca al loro orecchio qui e adesso, forse nemmeno loro, qui e adesso, sarebbero disposti ad ascoltarti.

BINARI MORTI

Risultati immagini per maturita nuovo esame

Nego nel modo più reciso che le macchine (anche le più evolute) possano educare una persona, tantomeno valutarne la maturità. Possono aiutare gli educatori, possono in parte o in tutto sostituirli nell’addestrare tecnicamente qualcuno, ma non nel formare e nell’educare, tantomeno nel giudicare i frutti di quella educazione e di quella formazione. Perché l’educazione è il prodotto di una relazione umana. Solo umana. Non surrogabile da attori o strumenti diversi dagli esseri umani. Anche una prova di valutazione generale e sommativa quale dovrebbe essere l’esame di maturità è condotta da esseri umani, docenti e alunni. Per quanto si incontrino per un breve periodo, in un contesto particolarmente formale, insegnanti e ragazzi della maturità si incontrano, in quel momento, anzitutto come persone. Come tali si relazionano, sperimentano utilmente gli uni degli altri la correttezza, la lealtà, il rigore, la flessibilità, la cordialità, la serietà, la caratura intellettuale, persino la simpatia e l’antipatia reciproca.

Pare che tutto questo sfugga sempre più ai tecnocrati del ministero dell’istruzione. Pare per esempio che l’orale del nuovo esame di maturità debba essere un mega-test, un quizzone, dove persino il momento per me fondamentale della interazione intellettuale, dialettica ed emotiva tra educatore ed educando che sono i colloqui orali, sarà spersonalizzato e banalizzato. Pare che il nuovo orale si baserà sulla scelta di tre buste contenenti ciascuna una serie prestabilita di domande legate da un qualche file rouge tematico, su di una interrogazione pre-scritta insomma, prevedibilmente nozionistica, ma soprattutto sottratta alla estemporaneità socratica del confronto tra docente e allievo che è un confronto vivo di persone, un dibattito tanto più fruttuoso quanto meno prevedibile nei suoi sviluppi. Un colloquio orale che si rispetti, a mio avviso, si sa da dove parte, ma non proprio dove possa arrivare. Anche da questa im-programmabile libertà di sviluppo si misura la bravura e la maturità dell’esaminando (oltre che quella dell’esaminatore).

No invece: nel nome di una presunta oggettività di trattamento e di misurazione bisogna seguire un binario obbligato, un binario preordinato, un binario morto.

Credo che anche questo nuovo monstrum della maturità discenda dalla imperante concezione tecnocratica dell’istruzione che regna ormai nelle stanze della Minerva. La sua origine (anglosassone) la conosciamo bene. Ma da noi arrivano sempre le caricature e i cascami, il peggio del peggio, ahinoi. Cambiano i governi, ma non cambia l’apparato, il fantomatico Komintern anonimo o dai nomi astrusi (Invalsi, Indire ecc.) che partorisce e impone, da un governo all’altro, da un lustro all’altro, i frutti più deformi della propria malata (ed asservita ai soliti poteri) subcultura pedagogica.

Pareva che l’abolizione della famigerata tesina preludesse a un qualche tardivo ma beneaugurante rinsavimento, discendesse da una inaspettata ma benvenuta iniezione di buon senso. Invece no. Ecco la seconda prova, che per supplire all’abolizione della terza (che non era certo da buttar via, per la sua aderenza ai programmi effettivamente svolti e per l’esercizio di puntualità e di sintesi che richiedeva) pasticcia insieme un paio di materie con pretesa (teorica) ambiziosa di interdisciplinarità ed effetto (pratico) probabilissimo di confusione e di disorientamento (al classico non si traduce più un testo di versione: anzi sì, si traduce ancora, ma un pezzo più corto di latino o di greco, o forse un po` di latino e un po’ di greco; ma poi si aggiungono delle domande di comprensione del testo e di commento storico-letterario, come se uno, dopo aver tradotto male o addirittura frainteso un passo di Cicerone, possa poi interpretarlo e commentarlo bene…).

E poi, tornando a noi, ecco l’orale: prima l’esposizione della esperienza della ASL, cioè dell’Alternanza Scuola Lavoro (notoriamente magnifica e indimenticabile per i liceali…), poi l’estrazione delle buste (uno, due, tre) di cui sopra.

Diciamolo: per quello che vale ormai questo pezzo di carta nel mondo del lavoro o nel proseguimento degli studi universitari, mantenere a tutti i costi e a questo prezzo l’esame di maturità è non solo insensato, ma altamente nocivo. Deleterio cioè per insegnanti ed alunni, perché la distorta impostazione della prova finale obbliga purtroppo i primi come i secondi ad adeguarsi durante tutto il corso degli studi agli sciagurati pseudo-principi didattico-docimologici cui l’esame è ispirato. Cambiare continuamente (come sta avvenendo da anni) il tetto della scuola richiede infatti, per evitare crolli e dissesti, che si ristrutturino alla bell’e peggio e contro ogni regola dell’arte anche i muri portanti e le fondamenta. Mi si perdoni la metafora architettonica, che è tirata (è il caso di dire) con gli argani, ma penso che renda, meglio di ogni considerazione, il succo amaro di questa deprimente storia.

    Risultati immagini per ragnatela

La rivista Poliscritture ha appena pubblicato sul suo sito un breve monologo intitolato Vita e morte di un ragno, tratto da Nota di addebito, la mia recente raccolta di racconti edita da Ensemble. Lo propongo all’attenzione dei lettori:

http://www.poliscritture.it/2019/01/12/vita-e-morte-di-un-ragno/

Risultati immagini per libero arbitrio

Omnia insana insanis – Tutto è folle nella testa del folle

Constantia sapiens, obstinatio stulta – La determinazione è intelligente, l’ostinazione idiota

Ubi licentia viget, ibi pro caritate habetur indulgentia – Laddove regna la licenza, si considera amore l’indulgenza

Numquam expectet amor mutuum amorem – Mai l’amore si attenda di essere ricambiato

Tertiam partem nostrum natura destinavit, tertiam tenet fors, tertia una relinquitur arbitrio  – Un terzo di noi lo ha stabilito natura, un terzo lo ha in potere il capriccio della sorte, solo un terzo rimane al nostro libero volere

Absurde poscas a morituro ut vivat tamquam immortalis – Assurdo chiedere a chi ha poco tempo davanti di spenderlo come se avesse davanti l’eternità

Qui fundum poculi attigit, subbibit – Chi è arrivato in fondo al bicchiere beve a piccoli sorsi

Es quod cupis, quod cupis somnias. Ergo quod somnias es: noctis umbra tenuis – Sei ciò che desideri, sogni ciò che desideri. Perciò sei ciò che sogni: impalpabile ombra notturna

Inter mendaces pessimus qui sibi mendax – Il peggiore tra i mentitori è chi mente a se stesso

Ultra nepotes nulla memoria – Oltre i nostri nipoti nessuno si ricorderà di noi

Primum vivere, praecipuum philosophari – La prima cosa è vivere, la più importante riflettere sulla vita

Risultati immagini per avati gita scolastica              Risultati immagini per orazio poeta

Rivedevo settimane fa su Rai Storia il vecchio film, molto bello a tratti, di Pupi Avati Una gita scolastica. Come in ogni gita scolastica che si rispetti (ma d’altri tempi, cento anni fa, a piedi da Bologna a Firenze) ci sono momenti conviviali, canti e danze. In uno di questi si intona una canzone con un ritornello:

Vivi l’incanto / di questo istante / e non ti chiedere / per quanto e perché. / Solo un momento / dura l’incanto,/ poi dovrai vivere / la vita com’è. (Fiastri-Ortolani)

Orazio rivisitato, certo, o più probabilmente mediato da secoli di riscritture anche famose, ma riproposto, devo dire, con molto garbo e rispetto, in questi versetti puliti ed eleganti, come la musica che li accompagna, sullo sfondo di una vicenda che parla della prima gioventù rivissuta in extremis, come in un sogno remoto, nella memoria di una ultraottantenne prossima alla fine. Avati del resto, come Orazio, ha un senso acuto, direi inconsolabile, del tempo che passa e questo film, come e più di altri suoi lavori, mentre celebra la giovinezza, è di una malinconia disperata, irrimediabilmente senile, dolcemente funerea. Quasi come Orazio, appunto:

Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et
quem fors dierum cumque dabit, lucro
adpone nec dulcis amores
sperne, puer, neque tu choreas,               

donec virenti canities abest
morosa. Nunc et Campus et areae
lenesque sub noctem susurri
composita repetantur hora,

nunc et latentis proditor intumo

gratus puellae risus ab angulo
pignusque dereptum lacertis
aut digito male pertinaci.

(Carm. I 9, 13ss.)

Non chiederti che cosa

ti riservi il domani:

qualunque giorno la vita ti regali

prendilo per un guadagno.

Non scansare la dolcezza

degli amori e delle danze

finché la vecchiaia e i suoi lamenti

sono ancora lontani. Il Campo Marzio

cercalo adesso, adesso le piazze

e i carezzevoli bisbigli sul far

della sera, l’ora dell’appuntamento;

adesso cerca l’incantevole riso

che risuona improvviso

dall’angolo dove lei si è nascosta

e a te la rivela; e il pegno

che le sfilerai dal braccio

o dal dito che finge

di opporti resistenza. [Trad. mia]

 

Pallida Mors aequo pulsat pede pauperum tabernas
regumque turris. O beate Sesti,
vitae summa brevis spem nos vetat inchoare longam.
Iam te premet nox fabulaeque Manes
et domus exilis Plutonia, quo simul mearis,
nec regna vini sortiere talis
nec tenerum Lycidan mirabere, quo calet iuventus
nunc omnis et mox virgines tepebunt. 

(Carm. I, 4, 13ss) 

 

La Morte, livida in faccia, bussa

con piede equanime alla porta

di miserabili stamberghe

e di fortezze regali. Caro

il mio Sestio, la brevissima

misura della vita

ci ordina di abbandonare

ogni lunga speranza. Fin d’ora

ti incalzano la Notte, e i Mani

leggendari, e la casa

d’ombre di Plutone: quando

ci arriverai, non tirerai a sorte

coi dadi il re del simposio,

né guarderai incantato

la giovinezza di Licida, per cui

arde adesso di desiderio

la gioventù intera e presto

s’accenderà poco a poco

ogni ragazza in fiore. [Trad. mia]

Risultati immagini per galilei  Risultati immagini per atomi e nucleo

Non sono solo la letteratura o l’arte ad offrire una visione straniante (perciò nuova, acuta, profonda, etimologicamente intelligente) delle cose. Anche la scienza lo può. Quella che in particolare si occupa dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo. L’astrofisica come la fisica atomistica. Leggo nell’articolo L’ordine del caos di Guido Tonelli (ne La lettura del Corriere del 21.10.18): 

«Se si osserva da molto vicino la più lucida e levigata delle superfici, ci si imbatte subito nella danza caotica dei componenti elementari della materia che fluttuano, oscillano, interagiscono e cambiano natura a un ritmo frenetico. Quark e gluoni che compongono protoni e neutroni cambiano stato continuamente, incessantemente, interagendo fra loro e con miriadi di particelle virtuali che li circondano. La materia sul piano microscopico segue implacabilmente le leggi della meccanica quantistica, dominate dal caso e dal principio di indeterminazione. Nulla sta fermo, tutto ribolle in una fantasmagoria cangiante di stati e possibilità. Ma quando il meccanismo coinvolge grandi numeri, quando le strutture diventano macroscopiche, i meccanismi che ne regolano la dinamica acquistano, quasi magicamente, caratteristiche di regolarità, persistenza, ordine ed equilibrio 

Caos e ordine sono la stessa cosa: la loro antitesi è solo un effetto dello sguardo, vicino o lontano. Lo sguardo lontano dell’esperienza comune, quello acuminato della mente scientifica. A questo doppio punto di osservazione risultano opposte facce della stessa identica realtà.

Si legga adesso Lucrezio, De rerum natura II [passim, nella trad. di Giancotti], prima a proposito del moto impercettibile ma incessante degli atomi sotto la superficie delle cose:

 

Poiché questo è certo, certamente nessuna requie è data

ai corpi primi attraverso il vuoto profondo,

ma piuttosto, travagliati da un movimento continuo e vario,

parte, dopo essersi scontrati, rimbalzano per lunghi intervalli,

parte anche per brevi tratti son travagliati dal colpo.

[…]

Di questo fatto, come lo descrivo, un simulacro e un’immagine

innanzi ai nostri occhi sempre si aggira e incalza.

Osserva infatti, ogni volta che raggi penetrati

infondono la luce del sole nell’ombra delle case:

molti minuti corpi in molti modi, attraverso il vuoto

vedrai mescolarsi nella luce stessa dei raggi,

e come in eterna contesa attaccar battaglie e zuffe,

a torme contendendo, e non far sosta,

da aggregazioni e disgregazioni frequenti travagliati;

sì che da ciò puoi figurarti quale sia l’eterno agitarsi

dei primi principi delle cose nel vuoto immenso;

almeno per quanto una piccola cosa può dare un modello

di cose grandi e vestigi di loro conoscenza.

E per questa ragione più conviene che tu ponga mente

a questi corpi che vediamo agitarsi nei raggi del sole:

perché tali agitazioni rivelano che ci sono movimenti

di materia anche al di sotto, segreti ed invisibili.

Molte particelle infatti ivi vedrai stimolate da urti ciechi

cambiar cammino e indietro respinte ritornare,

or qui or lì, da ogni punto verso qualunque parte.

Certo questo errante movimento ha per tutti origine dagli atomi.

Primi infatti si muovono da sé i primi principi delle cose;

quindi quei corpi che constano d’una piccola aggregazione

e son quasi prossimi alle forze dei primi principi,

spinti dai ciechi colpi di quelli, si mettono in movimento,

ed essi stessi a loro volta stimolano i corpi un poco più grandi.

Così dai primi principi ascende il movimento e a poco a poco

emerge ai nostri sensi, sì che si muovono anche quelle cose

che possiamo discernere alla luce del sole.

(II 95ss. )

 

Poi proprio a proposito del duplice aspetto di una stessa realtà in rapporto alla distanza dello sguardo:

 

Di questo non c’è, a tale proposito, da stupire: che, mentre

tutti i primi principi delle cose sono in movimento,

la loro somma tuttavia sembra starsene in somma quiete,

salvoché qualcosa si muova col proprio corpo.

Infatti la natura dei corpi primi sta tutta molto lontano

dai nostri sensi, al di sotto della loro portata: perciò poiché essi

non si posson discernere, anche i loro movimenti devon sottrarci;

tanto più che le cose che possiamo discernere, tuttavia spesso,

separate da noi per distanza di luoghi, celano i loro movimenti.

E certo spesso su un colle, brucando i pascoli in rigoglio,

lente si muovono le lanute pecore, ognuna dove la chiama

l’invito delle erbe ingemmate di fresca rugiada,

e sazi gli agnelli giocano e gaiamente cozzano;

ma tutto ciò a noi di lontano appare confuso

e come un biancore poggiato sul verde colle.

Inoltre, quando possenti legioni in corsa riempiono

le distese dei campi suscitando simulacri di guerra,

quando un fulgore s’innalza al cielo, e tutta, dintorno,

risplende di bronzo la terra, e di sotto solleva col calpestìo

un rimbombo la forza degli uomini, e i monti percossi

dal clamore rimandano le voci agli astri del cielo,

e dintorno volteggiano i cavalieri e d’improvviso attraversano

il centro dei campi scotendoli con impeto poderoso –

pure c’è un luogo sugli alti monti di dove sembrano

star fermi e sui campi star poggiati come un fulgore.

(II 308ss.)

Colpisce intanto, al di là della modernità (risaputa, ma sempre stupefacente) del poema lucreziano, l’analogia di argomenti, di considerazioni e di immagini che accomuna due testi così lontani nel tempo. E poi lo spontaneo (forse non cercato, ma oggettivo) color poeticus lucreziano delle parole di Tonelli (evidenziate nel testo citato) a fronte della scientifica esattezza (avvalorata da paragoni e da esempi esperienziali) così delle immersioni poetiche di Lucrezio nella realtà impercettibile degli atomi come del suo innalzarsi alla vertigine di visioni cosmiche. I due linguaggi comunque convergono. Sbalordisce questa convergenza, soprattutto se (come credo) non è influenzata da una intenzionale emulazione diretta, da parte di Tonelli, del De rerum natura. Vorrebbe dire che intorno all’infinitesimo e all’infinito della materia il linguaggio della scienza e quello della poesia si toccano naturalmente. Che non si può fare scienza dell’infinitamente piccolo/grande senza fare poesia e viceversa. Si tratta nella fattispecie di un paradosso necessario, che smentisce clamorosamente l’antitesi fasulla tra le due culture e spiega come mai (Galileo ce lo insegna) scienziati che si mettano a divulgare la scienza assurgano spesso, più di tanti letterati, ad una autentica, talora notevole, qualità di scrittura.